La storia dell’oste Romano – Versare alla traditora

Lo so che è Natale, ma una promessa è una promessa e ieri ho promesso a Francesco Ricci che gli avrei svelato la storia più interessante che un albergatore (bugia) mi ha mai raccontato.

Ora, lo so che teoricamente potrebbe non fregartene niente, intenti come sei a raccogliere le forze prima del pranzo all’ingrasso.

Ma dato che io sono a tutt’altra latitudine e dovrò accontentarmi di un avocado toast, ho deciso di condividerla comunque per darti un esempio concreto di quello che intendevo ieri con le storie da comodino da lasciare ai vostri ospiti.

Pronti? Partiamo.

Mi trovavo a Roma per lavoro, sarà 2 o 3 anni fa, e dopo una di quelle giornate d’autunno cosi calde da dimenticarsi la giacca in giro, ho fatto un paio di telefonate e ho organizzato una cena al volo con un paio di amici romani che non vedo tanto spesso: Marco Tolino e Claudio Remedi, così mi ricordo anche di farvi gli auguri di Natale.

Finiti nella tipica osteria romana, dopo un’attenta analisi del menu, ho optato per un super classico della cucina capitolina: polpette al sugo e carciofi alla romana.

Per intenderci, parliamo di una di quelle specialità locali che ti fa sentire ORGOGLIOSO DI ESSERE ITALIANO.

Detto questo, a metà della cena, non so per quale motivo, forse confuso da qualche calice di troppo, ho fatto il maldestro gesto di versare il vino ai miei amici con il polso rivolto verso l’alto.

Non l’avessi mai fatto, l’oste si è lanciato con un salto verso di me.

“Ma che stai a fa?! Versi er vino alla TRADITORA?”

Chiaramente non avevo idea di cosa stesse dicendo.

Ma dopo un lungo attimo di silenzio, l’oste deve aver colto il mio smarrimento e con la proverbiale simpatia romanesca si è subito prodigato di raccontarmi la storia.

“Come te chiami te?”

“Gian Marco”

“Vedi Giammà, devi sapè che nell’antica Roma (chissà perché i Romani sono convinti che TUTTO sia nato a Roma) quanno se doveva avvelenà quarcuno, se metteva er veleno in un anello spesciale, con dentro una capsula che s’apriva appoggiandoce er dito e, mentre se versava er vino dalla brocca, se faceva scivolà er veleno ner calice del malcapitato.

Che ovviamente, poco dopo, manco a dirlo, “ce lasciava e penne”.

Così, da quella vorta, quer finto gesto de cortesia è sempre stato collegato ai traditori che avvelenavano laggente.

Ora, che la storia abbia un fondamento di verità o che sia la tipica leggenda che si tramanda da generazioni, non fa alcuna differenza.

Perché questa è la tipica cosa che fa impazzire i turisti, che non vedono l’ora di rientrare per raccontarla a tutti i loro amici.

E tu?

Hai già fatto mente locale sulle storie locali da raccontare nelle tue cartoline?

Se si, postala che ci facciamo una cultura in questi giorni di festa.

P.s. A proposito di storie, ti sei messo in pari con le puntate del podcast?

Se non l’hai ancora fatto ti lascio il link. Natale è il periodo IDEALE per rimediare!https://itunes.apple.com/…/po…/albergatore-pro/id1415532944…

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