Chiara Ferragni una di noi

Leggi questo post che “apparentemente” non c’entra niente con noi.

Leggi attentamente perchè, in realtà, racchiude perfettamente la filosofia che c’è dietro ad Albergatore Pro.

Infatti, devi sapere che una delle prime cose che ho dovuto prima affrontare e poi combattere, quando ho inaugurato Hotel Training Blog nel 2013, è proprio la questione mentalità.

Perchè la maggior parte degli albergatori italiani là fuori, vive di provincialismo e di invidia.

Provano “simpatia” per i nuovi colleghi, solo fino a quando “non disturbano”.

Appena si sviluppano, crescono e iniziano a competere, si scatena l’inferno.

“Rovinano il mercato”
“Hanno i dipendenti in nero”
“In realtà la societa ci rimette ed è il titolare che ci mette i soldi ogni anno per andare a pari”
“Si fanno le recensioni da soli”

E chi più ne ha, più ne metta…

Per faryi capire quanto è grave la situazione, ti dico solo che esistono destinazioni turistiche, anche famose, che basano il proprio “progresso” esclusivamente sull’INVIDIA.

Nel senso che gli imprenditori locali investono, studiano e in generale si muovono, SOLO in funzione di quello che fanno i vicini.

Dal sito alla piscina, dalle camere ai corsi di formazione, è una tutta una gara a “chi ce l’ha più lungo”.

E in questi casi c’è da sperare che chi si muove per primo, (opinion leader come dicono quelli bravi o “capissone” come si dice dalle mie parti) capisca davvero qualcosa.

Perche altrimenti tutti gli altri vanno a schiantarsi nel fosso con lui (ti assicuro che succede).

Ora, noi qui facciamo “un gioco” diverso.

Ci guardiamo intorno, cerchiamo le eccellenze, le studiamo e le celebriamo.

E, se possibile, cerchiamo di adattare ciò che ha portato al successo un hotel, ad altri hotel.

Perchè solo cosi si fa crescere il sistema.

E se il sistema cresce, vinciamo tutti.

Chiariamoci: se sei qui, al 99% non hai questo genere di problemi.

Lo dice già la scelta che hai fatto.

Se invece in fondo in fondo sei ancora lì che speri in un bel controllo della finanza o dell’AUSL all’hotel che domina in città, quella è la porta.

Tanto parliamo due lingue diverse e non ci capiremmo MAI comunque.

In questo momento una ragazza italiana di soli 29 anni sta tenendo una lezione ad Harvard, una delle più importanti università del mondo, 380 anni di storia e il luogo dove hanno studiato 8 presidenti degli Stati Uniti (l’ultimo è Obama) qualche premio Nobel tra cui quello per la pace di Ellen Johnson.
Dovrebbe essere un vanto per l’Italia, ma non lo è.
E come al solito usiamo il nostro tempo per essere mediocri.
Invece di celebrarla, la critichiamo. Anzi la insultiamo.

Primo problema
La ragazza è di Cremona, ha studiato alla Bocconi ma non si è mai laureata.
Del resto neanche Steve Jobs, Zuckerberg e Bill Gates l’hanno presa la laurea … anzi gli ultimi due proprio ad Harvard ci hanno provato… però non conta sai perché? perchè abitano negli Stati Uniti e in quel paese quello che sai fare e hai fatto conta più della laurea.
In Italia no.

Secondo problema
La ragazza è carina, faceva la modella ed ecco che parte subito lo stereotipo bella e stupida.
Ci piace troppo insultare e prendere in giro la gente famosa.
Se poi sono belle e sceme, godiamo.

Terzo problema
La sua azienda fattura 8 milioni di $ e ha 24 dipendenti, ma non è un’azienda “tradizionale”.
Nel 2009 a 22 anni apre il suo blog di moda (ringrazio la mia amica Paola Moretti Makì che nell’estate 2010 in Kenia mi fece conoscere THE BLONDE SALAD). Poteva essere uno dei tanti, ma è diventato uno dei migliori al mondo.
Ha 8 milioni di follower e Forbes l’ha inserita tra gli under 30 più influenti del pianeta.
Ma questo non basta. Bisogna insultarla.

Quarto problema
Parla di moda e quindi di cose frivole, cambia vestito e borsa ogni 2 ore (ricevendone in omaggio 1 all’ora) fa la bella vita, alberghi fighi e ristoranti alla moda, vive a Los Angeles e prende più aerei lei in 6 mesi di quelli che noi prenderemmo in vent’anni. E’ global ambassador di Pantene, testimonial di Amazon moda, di Yamamay, Hogan, Guess e posa nuda in copertina per Vanity Fair.
Trasformiamo la nostra invidia in accusa di superficialità

Gli argomenti più gettonati sono
“in realtà fa tutto il suo ex fidanzato”
“viene da una famiglia benestante”
“non fa un vero lavoro”
“non ha fatto sacrifici”
“la moda è una cazzata”
“ma non pensi alla gente che non arriva a fine mese”
“è diventata ricca senza saper fare niente”

Chiara Ferragni, quella con il “cane col papillon di Vuitton e un collare con più glitter di una giacca di Elton John”
Da quando si è sparsa la voce della sua lezione ad Harvard in rete è stata tutto un indignarsi, uno scandalizzarsi.
Come se le avessero affidato una cattedra di fisica nucleare.
In America i suoi coetanei le scrivono “brava, ce l’hai fatta, ci provo anche io.”
In Italia no.
Perche, come dice Saviano, in Italia tutti vogliono veder cadere tutti. Per sentirsi meglio. Perché se tu fallisci io mi sento migliore.
“vedi non sono io che sono incapace, è quello li che ha avuto successo che è una schifezza”
Sull’invidia nessuno può costruire il proprio futuro.
L’invidia è la religione dei mediocri.

Se e’ cosi facile. Provateci voi.

PS già 2 anni fa Chiara Ferragni è stata ad Harvard e già 2 anni fa venne riempita di insulti per questa foto con il libro al contrario.
Gli haters sapientoni partirono a razzo con i commenti sarcastici, senza neanche fare una ricerca su Google, accusandola di avere il libro in mano al contrario per via del codice a barre in copertina in alto e che pertanto non meritava di stare nella biblioteca della più prestigiosa università del mondo
Peccato che i geni non sapessero che ad Harvard tutti i libri sono etichettati così.

Post di Luigi CaterinoDolce Vita Food

Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.

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