TownHouse Hotels e il posizionamento del lusso informale

Scusami se in questi giorni sono un po’ assente ma ho davvero un mondo di cose da fare e 3 eventi ravvicinati da preparare.

Per la cronaca:

Be-Wizard – Rimini 1 aprile
Fiera Bit – Milano 2-4 aprile
Hospitality Restart – Tropea 6-7 aprile

Detto questo, prima che mi dimentichi, ho vissuto un’esperienza che mi ha dato un bello spunto di marketing che vorrei condividere con te che sei il mio compagno di viaggio virtuali.

Settimana scorsa sono stato in visita al gruppo Townhouse hotels.

Ora, per chi non lo conoscesse, TownHouse hotels è un gruppo di hotel di lusso tra Milano e Torino (e Montegridolfo).

In particolare gli hotel che ho visitato a Milano si trovano esattamente nel CUORE della citta tra Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II.

Immagina il massimo della Milano “pettinata” e capirai facilmente il contesto in cui si collocano.

Ecco.

In un contesto del genere puntare sul segmento lusso è sicuramente una scelta sensata.

Clienti internazionali, altospendenti, in cerca di una foto ricordo da cartolina con vista duomo, direttamente in bocca alle migliori boutique.

Ma c’è un però.

I concorrenti sono i MIGLIORI BRAND al mondo nel segmento luxury hotels.

– Park Hyatt
– Sheraton
– Four seasons
– Mandarin oriental

Quindi?

Come si fa a competere con 4 MOSTRI SACRI del genere con BRAND riconosciuti nel mondo?

Bella sfida.

Ma dopo pochi minuti parlando con Desiree Brunet (room division manager del gruppo) non ho potuto fare a meno di fare domande e sprigionare i cavalli del branding rinchiusi nella stalla del mio cervello.

Da dove partiamo?

Dal target, come da manuale.

Attualmente la maggior parte dei clienti sono appunto internazionali, arabi in particolare.

E che caratteristiche hanno gli arabi a parte il fatto di essere MOLTO ricchi?

Adorano la LIBERTÀ.

Intesa come la libertà di potersi comportare come a casa propria, in qualsiasi contesto.

Per farvi un esempio, mia moglie Fato Bacucina, che è marocchina, ADORA i grandi brand ma allo stesso tempo è capacissima di andare a a fare la spesa con le pantofole da casa a forma di orso perché “sta più comoda cosí”.

Ora, in che modo è possibile sfruttare questa caratteristica per fare marketing?

Seguimi un attimo.

È evidente che per quanto siano bellissimi hotel, in posizioni SUPER, gli hotel del gruppo in questione sbiadiscono in confronto al NOME delle catene sopra-citate.

Quindi cosa può influenzare la scelta della moglie di uno sceicco con budget di spesa ILLIMITATO?

Cosa può portare una principessa a scegliere una piccola catena italiana rispetto ad nome che significa prestigio in tutto il mondo?

Semplice: trovare un prodotto o servizio più allineato con i propri valori.

E qui scatta la carta dell’informalità.

Perchè per quanto rappresentino il GOLD STANDARD per il servizio, le catene di lusso di cui sopra, prevedono una certa etichetta nei comportamenti, anche da parte dei clienti.

Mentre un gruppo “indipendente” puo permettersi di offrire la possibilità, a chi spende 1.000 € a notte, di vivere l’hotel, le zone comuni, la sala colazione e il rapporto con lo staff, esattamente come se fosse a CASA PROPRIA.

E questo Desireè lo sa benissimo.

E considerando la parola house nel nome, anche chi ha ideato il progetto aveva le idee chiare.

Si potrebbe mettere a fuoco in maniera più chiara il concetto e comunicarlo in maniera NETTA su sito, social e via mail?!

Probabilmente si.

Ed è esattamente quello che ti consiglio di fare se ti trovi in una situazione simile.

Se invece la tua situazione è diversa, particolare o complicata, NO problem.

Hakuna matata.

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Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.

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