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Come la penso sulla destagionalizzazione (da sempre)

Uno dei (tanti) paradigmi che sono stati completamente ribaltati dalla pandemia è sicuramente quello del periodo di apertura.

Infatti, per la prima volta da anni, gli albergatori sono stati “autorizzati!” da cause di forza maggiore a posticipare l’apertura, riducendo notevolmente la durata della “stagione”.

Risultato?

Come era facile prevedere, per chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i numeri (e non sia in malafede), la marginalità percentuale è notevolmente aumentata.

Ora, niente di nuovo da queste parti, considerando che personalmente lo vado dicendo da una decina d’anni e ci ho dedicato un paio di paragrafi nel libro pubblicato nel 2018.

Il punto è che, purtroppo la fuori è ancora pieno di consulenti che esortano gli albergatori a prolungare il periodo di apertura, facendo leva su presunte questioni morali, come “la missione sociale” a cui dovrebbe rispondere un albergatore.

Ora, posto che siamo tutti grandi e ognuno dovrebbe essere in grado di scegliere da solo le proprie missioni, un consiglio del genere può arrivare solo se supportato da uno o entrambi dei seguenti presupposti.

  1. Chi ti consiglia di prolungare l’apertura in una destinazione con forte caratterizzazione stagionale, NON è in grado di leggere un bilancio, o non ne hai mai letto uno e quindi non capisce i tuoi numeri e cosa realmente è profittevole per la tua attività (non il profilo di “professionista” da cui ti consiglio di farti seguire);
  2. Chi ti consiglia è in MALAFEDE perchè guadagna sulla tua apertura (sotto forma di % sul fatturato o sul venduto on-line o altro) ed ha a cuore i suoi interessi, senza preoccuparsi dei tuoi (non il genere di persona da cui ti consiglio di farti seguire).

Detto questo ovviamente, prolungare la stagionalità di una destinazione è possibile, ma non rientra in NESSUN modo nelle responsabilità del singolo imprenditore.

E’ un obiettivo che va perseguito a livello di SISTEMA, predisponendo un piano di promozione territoriale che prevede visione, investimenti, programmazione e coinvolgimento della comunità ad ogni livello.

E ve lo dice uno che da anni ricopre ruoli di direzione marketing in diversi DMO in giro per l’Italia.

Come sempre non parlo per sentito dire…

Detto questo, vi riporto di seguito l’estratto del mio libro dove spiego, senza giri di parole, cause e conseguenze della destagionalizzazione improvvisata.

Il problema, in questo caso, è degli hotel situati in destinazioni con forte caratterizzazione stagionale che vedono “sparire” il proprio target principale durante la bassa stagione (è piuttosto raro vedere turisti fare il bagno a gennaio e/o sciare ad ottobre).

Ora ti chiedo.

Se un unico target non è sufficiente per lavorare 12 mesi, non sarebbe opportuno chiedersi se ha senso che l’hotel in questione resti aperto tutto l’anno?

Non sarebbe meglio lavorare 6 mesi, con occupazione e retta media più alta?

Dico questo perché spesso, dividendo il bilancio in periodi, il risultato è che nei mesi nei quali si “diversifica”, i costi sostenuti per intercettare ed accontentare target diversi non sono proporzionati ai ricavi e finiscono per erodere significativamente i margini ottenuti nei mesi di punta.

Certo, mi rendo conto che questa considerazione può essere impopolare, perché negli ultimi anni si è diffuso il mito della destagionalizzazione.

Ed in effetti, per completezza di informazione, devo dirti che esistono due diverse scuole di pensiero rispetto al periodo di apertura.

Da una parte ci sono gli albergatori “vecchia scuola”, che sostengono la tesi secondo la quale gli hotel stagionali devono aprire e chiudere al massimo dell’occupazione, a costo di perdersi qualche opportunità di fatturato.

Dall’altra, ci sono gli alfieri della destagionalizzazione che sfidano le leggi di mercato dilatando il periodo di apertura, per convivere con una domanda debole, sensibile solo al prezzo.

La differenza è che di solito gli albergatori della prima categoria collezionano Rolex e a novembre sono in vacanza al caldo…

Gli altri si ritrovano a vendere una doppia in bed& breakfast a 29 € su Booking.com e a gestire le lamentele dei clienti che una volta messo piede fuori dall’hotel trovano tutto chiuso… (sempre che trovino un mezzo per arrivare)!

Il punto è che la destagionalizzazione è un obiettivo che può essere raggiunto solo se affrontato dal distretto turistico nel suo insieme e non da un singolo albergatore.

Altrimenti è una lotta contro i mulini a vento…

Ora, se anche tu vuoi creare il tuo bilancio previsionale, definendo correttamente, secondo principi di redditività, il tuo periodo di apertura 2022, senza farti condizionare da strilloni e politici in malafede, ti aspettiamo a Riccione a novembre.

Manca sempre meno….

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