Monthly Archive:: febbraio 2018

L’erba del vicino.. lasciala nel suo giardino

Oggi ho deciso di scrivere un post riguardo ad un problema diffuso che capita spesso nella costruzione di un brand.

E, come sempre, per comprenderne meglio le dinamiche, bisogna partire dalla causa.

Sai cosa porta, nella maggior parte dei casi, un albergatore a investire sul proprio brand?

Facciamo qualche ipotesi

==> pensi che la scelta nasca dalla voglia di distinguersi dai competitor?

Acqua 💦💦💦

==> pensi che la scelta nasca dalla comprensione del fatto che distinguendosi si possa ottenere quel tanto ambito incremento di prezzo??

Acqua di nuovo, magari lo sognano ma pochissimi ci credono veramente

==> Allora forse la voglia di “fare branding” nasce dalla necessità di focalizzarsi su un cliente target perché qualcuno in hotel si é reso conto che quel tipo di cliente RENDE di più, COSTA di meno ed é più SEMPLICE da gestire??

Fuochino, a volte capita ma siamo nell’ordine del 10% dei casi

In realtà LA VERA ragione é un altra.

E come sempre succede nasce da un sentimento emozionale che poco ha a che fare con i numeri i bilanci.

E sai qual è questa emozione che porta all’azione?

Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.

Come NON chiudere un albergo

Abitanto a Riccione, vedo in continuazione alberghi stagionali chiusi per l’inverno, e non sopporto una cosa:
la noncuranza nel farlo.

Continuo a vedere alberghi barricati con i vecchi spondoni di legno e, se va bene, un cartello scritto col pennarello con il numero di telefono.

Ora, io capisco che questa cosa venga fatta a fine stagione quando non si ha proprio più neanche un briciolo di forza o voglia, ma sono inammissibili cartelloni come quello nella foto.

Qui traiamo sempre un insegnamento dalle cose, le critiche non sono mai fini a se stesse, come succede spesso dalle altre parti.

Credo che ogni tanto servano anche post in cui si sottolinea qualcosa di sbagliato, giusto per farti fare un controllino al volo, per essere sicuro che non stai sbagliando la stessa cosa anche tu.

Soprattutto, vivendo in albergo e vedendo una cosa tutti i giorni, converrai con me, che alla fine non ci fai più caso.

E’ vero o no?

Per questo è molto importante viaggiare, vedere altri alberghi, confrontarsi con i colleghi, soffermarsi su alcuni particolari e paragonarli ai nostri.

Ho voluto fare questo post perchè anche a me è capitato.

Nato e cresciuto nell’hotel dei miei genitori a Riccione, con la passione per i computer e la tecnologia in generale, sono un consulente e formatore informatico specializzato nel settore alberghiero.
Aiuto gli hotel ad ottimizzare ed automatizzare le procedure alberghiere con la tecnologia.

Come diventare la scelta perfetta per i turisti internazionali in visita nella tua destinazione

Come sai, l’approccio che preferisco nella costruzione di un brand nasce dall’analisi dei dati.

Si, parliamo di quei noiosissimi report suddivisi per canale, mercato, età e nazionalità che fotografano il target di clienti con cui un hotel lavora.

Ora, capita che a volte qualcuno mi chieda:

“Ma perché se devo costruire un NUOVO brand dobbiamo analizzare i dati del PASSATO?”

Ottima domanda.

E merita una risposta articolata.

Che inizia con altra domanda:

Cosa cerchiamo esattamente tra le righe di quei report?

Cerchiamo dati di fatturato e occupazione?

Non esattamente.

Più precisamente cerchiamo di individuare il target di clienti che:

  1. Genera attualmente il maggior più fatturato
  2. É più soddisfatto dei servizi offerti
  3. É più semplice da accontentare

E se per magia le tre risposte coincidono, abbiamo già fatto il grosso del lavoro.

Ora, una delle migliori risposte che si possano desiderare a questa domanda è: “clienti stranieri” indipendentemente che si tratti si coppie o famiglie (tralasciando possibilmente i gruppi di maschi nordeuropei per le loro inclinazioni alcoliche/vandalistiche)

Detto questo, tolto le città d’arte, spesso le altre destinazioni sono male organizzate per ospitare clienti internazionali e la casella di “leader di categoria” rimane scoperta.

Ma veniamo all’obiezione classica.

Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.

La GRANDE novità che per te non cambierà NIENTE

Ora é ufficiale.

Airbnb ha aperto il proprio sito agli hotel (anche se in realtà ce n’erano gia da tempo)

Ora che succederà?

Leggendo il comunicato sembra che, per ora, “airbnb aprirá soltanto agli hotel con particolare identità o gruppi (catene) che dimostreranno di investire per far vivere un’esperienza sul territorio ai propri ospiti”.

Ora, posto che non ci crede nessuno.

Da domani TUTTI gli hotel del mondo saranno su airbnb e booking chiuderá?

Assolutamente no.

Allora cosa?

In Booking saranno costretti ad abbassare drasticamente le commissioni per competere?

Sbagliato di nuovo, mi ci gioco il cappello.

Quindi?

Succederà che google, il cui modello di business si basa sulla vendita di inserzioni, si mangerá i metamotori, eliminando di fatto i suoi maggiori inserzionisti che oggi rendono MILIARDI semi-automatici?!

Difficile dirsi, ma google se vuole puó.

E Ryanair che si mette a vendere camere?

Spaccherà il mercato sfruttando la forza brutale dei suoi numeri?

Ora la questione è complessa e prevede il cambiamento di importanti equilibri internazionali.

Le commissioni potrebbero scendere sensibilmente per la concorrenza che costringerebbe il gigante blu ad un ridimensionamento.

Oppure potrebbe succedere l’esatto contrario.

Cioé che la chiave di ricerca “hotel + nome di cittá”, sara cosi ambita e arriverà a costare cosi tanto che sara impossibile anche per i grandi player competere con commissioni basse.

E in quel caso ne vedremo delle belle.

Ma non é questo IL PUNTO.

Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.

Albergatori di seconda generazione – rapporto con lo staff

Uno dei problemi che riscontro più spesso confrontandomi con gli albergatori é sicuramente la gestione dello staff.

E i motivi sono i più disparati.

Per prima cosa l’industria del turismo, per quanto produca costantemente nuovi posti di lavoro, non è sicuramente “sexy” per i candidati.

Vediamo insieme alcuni limiti?

==> si lavora nel week end
==> si lavora nei festivi
==> si lavora in orari non convenzionali
==> offre contratti nella maggior parte dei casi “a tempo”
==> gli stipendi sono allineati ad altri settori e non compensano gli “svantaggi” di cui sopra

Quindi diciamo che esistono delle criticità OGGETTIVE.

Ma non é tutto.

Perché, anche laddove si trovano persone che hanno sposato la causa, accettando pregi e difetti del lavoro, in hotel riscontro conflitti e tensioni.

E anche qui serve fare un analisi del contesto per capire.

In Italia oltre il 70% degli hotel sono a “GESTIONE FAMILIARE”.

Ora, al di là del metodo con cui vengono gestiti, significa che piú di un componente della stessa famiglia é occupato nell’azienda hotel.

A questo si aggiunga che, una buona parte di queste attività familiari, sono giunte alla TERZA o QUARTA GENERAZIONE.

Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.

Qual è il colmo per uno dei fondatori di Albergatore Pro?

Nel mio ultimo viaggio negli Stati Uniti avevo scritto un post con questo titolo, adesso (finalmente) lo spiego.

Partito da Bologna, il mio volo atterrava a Houston, ma la mia prima meta era New Orleans, a 560 km di distanza, così avevo deciso di fare un po’ di strada per alleggerire il giorno successivo e dormire in un pasto qualsiasi a metà strada.

Arrivando di sera e dovendo solo dormire, l’unico mio interesse era il prezzo, così ho cercato su Booking una località che avesse qualche albergo e la scelta era caduta su Beaumont in Texas.

Siamo a novembre, ma la prenotazione l’avevo fatta ad inizio agosto.

Classica cancellazione gratuita “che poi magari sotto data cerco dei last minute e cambio hotel”.

Mai fatto.

Dopo circa 22 ore di viaggio, mi presento alla reception del Days Inn di Beaumont, classico motel di catena.

E sorpresona… la mia prenotazione non risulta!

All’inizio dubito di aver sbagliato hotel, ma la prenotazione sull’app di Booking che sventolo sul mio cellulare, è una prova schiacciante.

La receptionist mi chiede più volte se ho prenotato con altri nomi, più volte le dico di no.

Alla decima volta, mi vien voglia di dire “John Smith”, tanto ci sarà una prenotazione a nome John Smith, no?

E niente, dopo qualche minuto cercando di capire il motivo, salta fuori che dopo l’uragano Harvey di fine agosto, c’erano state molte disdette e forse la mia prenotazione era finita tra quelle.

Sorvolando sull’insesatezza della cosa, dopo aver fatto Bologna-Francoforte-Houston-Beaumont, la voglia di discutere non è tantissima, soprattutto in inglese, anche perchè più perdo tempo a pretendere una camera, meno tempo mi rimane per dormire.

Ovviamente mi va bene qualsiasi altra camera, ma l’hotel è al completo.

Io non mi preoccupo, tanto sono “del mestiere”, so che basterà fare qualche telefonata per rimediarmi una camera.

E invece no.

La receptionist sembra del tutto impotente e mi dice che non può farci nulla, con la stessa espressione di un commesso che ti dice che la maglia della tua taglia non c’è.

Al che, chiedo se almeno ha qualche altro hotel da consigliarmi.

Risposta: quello di fianco.

Vado a chiedere a quello di fianco. Completo pure quello.

Che diavolo ci fanno tutti a Beaumont in Texas venerdì 3 novembre?

Nato e cresciuto nell’hotel dei miei genitori a Riccione, con la passione per i computer e la tecnologia in generale, sono un consulente e formatore informatico specializzato nel settore alberghiero.
Aiuto gli hotel ad ottimizzare ed automatizzare le procedure alberghiere con la tecnologia.

Logo Albergatore Pro – riflessioni e scelte di marketing

Domenica, tempo di riflessioni.

La notizia di oggi é che, della prossima edizione del corso, avremo il primo vero logo di Albergatore Pro.

Si perché, dopo più di due anni, abbiamo ancora questo tassello scoperto.

É il motivo é semplice: le cose sono andate talmente veloce, abbiamo avuto talmente tanti impegni, inviti, collaborazioni e cose da fare, che ancora non abbiamo avuto tempo.

E siccome quel maniaco paranoico di Daniele Sarti non é propriamente uno che si accontenta, abbiamo deciso di aspettare perché siamo convinti che la scelta merita un’attenta analisi preventiva.

Ma, per quanto in Albergatore Pro NON vige la filosofia del “meglio un fatto oggi che un perfetto domani”, é giunto il momento di prendere una decisione.

E siccome i ragionamenti che stanno dietro, sono alla base della filosofia del gruppo e del posizionamento di Albergatore Pro in termini di marketing, mi sembra giusto condividerli con voi.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla scelta del nome.

Era una sera dell’estate 2015 quando, davanti ad un hamburger a Riccione io Daniele immaginavamo come avremmo potuto dare in futuro il nostro contributo agli hotel italiani…

dal gruppo ai corsi, dalle masterclass (in arrivo) fino alla creazione del mitico “albo degli albergatori”

Ed é stato nostra precisa scelta non mettere la parola hotel nel nome del nostro progetto.

Perché il nostro lavoro NON é a servizio dell’hotel.

Mi spiego meglio.

Gian Marco Montanari

Nato a Rimini da una famiglia di albergatori, sono appassionato di sport, viaggi e crescita personale. Aiuto gli hotel ad ottimizzare l’organizzazione e incrementare il fatturato attraverso il software gestionale. Negli anni ho seguito personalmente lo sviluppo di oltre 200 hotel in Italia e all’estero.