Corso Albergatore Pro – Prezzo del biglietto Vs Costo dell’ignoranza

Oggi ho deciso di affrontare un argomento strisciante che, di tanto in tanto, viene a galla.

Il prezzo del corso.

Premessa: in questo momento, fino al 31/8, il prezzo del biglietto per il prossimo corso Albergatore Pro è on-line a 947 € + iva.

Poi il prezzo salirà a 997 € + IVA. Dal 1 settembre.

Ora, tanto o poco, è una questione SOGGETTIVA e RELATIVA.

Ma oggettivamente è un prezzo “di mercato”, in ambito formazione professionale.

Giusto per darti un riferimento, i corsi di marketing a cui partecipo abitualmente, durano 4 giorni e costano circa 4.000 €.

E, per la cronaca, alcuni di voi sono stati miei compagni di banco, quindi sanno che è ESATTAMENTE come dico.

Detto questo, siccome qualcosina sul marketing l’ho capita, non ho certo la pretesa di modificare gli schemi mentali di chi ha IL RISPARMIO come principale stimolo d’acquisto.

Infatti, ci sono persone per cui il prezzo “basso” (o quello che loro ritengono tale) è l’UNICO parametro di valutazione.

Queste persone, a prescindere dalla loro disponibilità economica, GODONO letteralmente nel pagare POCO le cose.

Per questo esistono (e sempre esisteranno):

Guest experience Map – Mappa mentale dell’esperienza cliente

In questi giorni sto facendo diverse ricerche in rete, per preparare i contenuti del corso di settembre.

Ti dico la verità.

Tra tante cose scontate e banali, ogni tanto mi capita di trovare risorse inedite, di GRANDE valore.

Giusto ieri mi sono imbattuto in questa mappa mentale di bookingpuntocom che mette a fuoco i punti cruciali dell’esperienza cliente, basandosi su OTTOCENTOMILA recensioni verificate.

Nello specifico la mappa è suddivisa di due “aree”

1) Fattori che generano un’esperienza positiva.

2) Fattori che generano un’esperienza negativa.

Vuoi conoscere i punti cruciali di un’ESPERIENZA POSITIVA?

Vediamoli insieme

Gestione dei last minute – Ansia, camere libere e duelli tra Cowboy

Siamo ad agosto, periodo generalmente conosciuto per la grande domanda.

Ma oggi nello specifico vorrei affrontare un argomento tanto trascurato, quanto delicato.

La gestione dei last minute.

Come il nostro Emiliano Viola ci ha insegnato già al corso dell’anno scorso, una sana politica di revenue prevede un prezzo che cresce gradualmente all’avvicinarsi alla data.

In effetti, soprattutto in periodi di grande domanda, più si avvicina la data, più si riesce a sfruttare principio di scarsità che aumenta il valore del prodotto quando l’offerta è nettamente inferiore alla domanda.

Per farla più semplice, quando bookingpuntocom ti dice che il 94% delle strutture di una certa destinazione sono al completo il 14 di agosto, magicamente il 6% di camere disponibili acquisiscono un valore nettamente superiore rispetto al REALE valore.

La facciamo ancora più semplice?

Ho visto camere di vecchi hotel 3 stelle a Rimini vendute a 350 € in B&B, in sabati particolarmente richiesti (e il nostro amico Davide Bondì ne sa qualcosa).

Ora, tutto questo è giusto e vero, IN PERIODI DI GRANDE DOMANDA.

Ma cosa succede se, in un periodo ipoteticamente molto richiesto, la domanda è inferiore alle attese?

Parity rate, Marjuana, leggi e responsabilitá

Finiti i bagordi del compleanno, torniamo alle cose serie.

“ll Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla concorrenza ed il mercato, mettendo ufficialmente la parola fine accanto alla contestata norma sulla parity rate e scatenando l’euforia degli albergatori e delle loro associazioni.

Federalberghi, infatti, è stata sempre in prima fila durante una battaglia legale, politica e mediatica durata più di due anni.”

Tradotto: gli hotel saranno liberi di offrire tariffe piu vantaggiose sui propri canali diretti rispetto alle OTA.

Ora: senza esprimere giudizi, limitandoci ai fatti.

Con il nuovo disegno di legge andiamo incontro ad una maggiore libertá e nuove opportunitá.

E questo è oggettivamente positivo.

Ma maggiore libertá richiede necessariamente maggiore responsabilitá.

Per capirci meglio usciamo un attimo dal contesto.

Golden nugget – Tempi di servizio del caffè

Stasera ti regalo una mini pillola estratta dai nuovi appunti di Stefano Zannoni sul breakfast.

Lo faccio perché questo é il classico esempio di quello che gli americani chiamano “golden nugget” o, come diremmo noi, “pepita d oro”, e mi permette di spiegare un aspetto fondamentale del corso di settembre.

Cioè il dettaglio che fa la differenza.

Perché è vero che per diventare Albergatore Professionisti occorre lavorare sui principi fondamentali.

E qui sopra lo facciamo OGNI giorno.

Ma è anche vero che alla prossima edizione del corso parteciperanno alcuni albergatori che sono già professionisti.

E sai dove sta la differenza tra un albergatore professionista e un CAMPIONE?

Esatto, nel dettaglio.

La singola attenzione che, da SOLA, può fare la differenza anche nel complesso di un servizio già ottimo.

Per renderlo eccellente.

E questa è una delle cose che nel corso Albergatore Pro ricerchiamo costantemente.

Ma torniamo al nostro caffè.

Perchè la creazione di un nuovo brand assomiglia più alla produzione dell’olio d’oliva che alla nascita di un pezzo di Jovanotti?

La cosa che mi sorprende quando lavoro gomito a gomito con gli albergatori per creare un nuovo brand è la reazione che hanno rispetto al PROCESSO.

Non so perchè nella loro testa c’è la convinzione che creare un brand sia un evento “creativo” che prevede una specie di illuminazione che arriva da un momento all’altro da non si sa bene quale galassia.

Tipo Jovanotti quando butta giù una hit. (che per la cronaca non nascono così nemmeno quelle)

In realtà creare un brand è una procedura tecnica.

Che prevede conoscenze profonde e uno studio analitico di una serie di fattori.

Che devono essere affrontati in ordine logico e cronologico.

Uno dopo l’altro.

Poi ci sono i compiti da fare a casa (gli studenti a casa propria)

Poi si rivede insieme il risultato della raccolta dati.

Dopo di che si fa una scrematura.

Si tiene quello che ha senso, si butta quello che NON ha senso.

A volte bastano 2-3 incontri per avvicinarsi al risultato.

A volte servono un paio di mesi.

Quello che è certo è che niente succede per caso, ne da un momento all’altro.

Creare un brand è un PROCESSO.

Una cosa tipo produrre l’olio d’oliva, presente?

Scopri la singola strategia che da sola può incrementare del 30%-40% il fatturato complessivo del turismo in Italia, senza incentivi governativi, senza ristrutturazioni e senza spendere 1 € in marketing

Oggi ti parlo di una mia profonda convinzione relativa al mercato degli hotel italiani e di come una singola operazione, se attuata, sarebbe in grado di RIBALTARE LETTERALMENTE le sorti dell’intero movimento turistico.

Partiamo da un assunto.

In italia ci sono oltre 30.000 strutture ALBERGHIERE.

Più tutto l’extra alberghiero che è attualmente difficile da quantificare ma che ci porta abbondantemente sopra quota 150.000 “strutture ricettive”.

C E N T O C I N Q U A N T A M I L A.

Adesso ti faccio una domanda la cui risposta mi sta particolarmente a cuore.

Secondo te, lasciando stare lo standard d’eccellenza a cui miriamo con Albergatore Pro…

Quanti imprenditori sono sufficientemente preparati e qualificati per sfruttare il reale potenziale delle strutture?

Vogliamo essere buoni e dire 1 su 3? (ti garantisco che i nostri rilevamenti sono decisamente peggiori)

Lasciamo stare per un momento l’extra-alberghiero sul quale il nostro amico Danilo Beltrante ha sicuramente una conoscenza maggiore della mia.

Facciamo però che ci sono almeno 10.000 albergatori VERAMENTE capaci di fare il loro mestiere. (sono molti meno)

Sai in media, quanto può incidere, la competenza di un Albergatore Pro su una struttura gestita “nella media”?

Tra il 20 e il 30%. Numeri alla mano.

Per farla semplice, significa che se un Albergatore Pro prende in gestione una struttura gestita nelle media nell’arco di 2-3 raggiunge quegli incrementi li.

Ora, sai cosa mi fa veramente incazzare???

Paolo faceva lo chef

Questa sera ti racconto la storia del Primo Albergatore Pro.

La storia di Paolo Giacometti, nostro cliente, Amico e studente.

Paolo NON è nato albergatore.

Nel senso che, pur avendo lavorato da sempre in hotel, è partito con altre mansioni.

È partito dalla cucina.

Anzi, per la precisione Paolo nasce Chef, con la C maiuscola.

Perché già nel 1980 era nella cucina dell ‘hotel Mare Pineta di Milano Marittima, all’epoca uno dei 5 stelle di mare piu prestigiosi d’Italia.

Per poi proseguire con una serie di esperienze che lo hanno portato in giro per gli hotel di mezzo mondo.

Fino a quando nel 1998 ha deciso di acquistare una pensione nella quale per anni è rimasto dietro alle quinte (fornelli).

Perché i vecchi luoghi comuni dicevano che “i soldi in albergo si fanno in cucina.”

Poi, nel 2004, ha ribaltato tutto e ha ristrutturato completamente la vecchia pensione.

Perché aveva capito che il mondo degli hotel era cambiato.

E che se voleva tenere il timone il suo posto doveva essere dietro alla scrivania e non più dietro ai fornelli.

Ed è stata la svolta.

Persone, professionisti, Orwell & Dalì

« Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalí è contemporaneamente un grande artista ed un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l’altra né, in alcun modo, la influenza. »

George Orwell.

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Oggi vorrei parlarti di risorse umane.

Lo faccio perché recentemente ho avuto occasione di confrontarmi con uno dei manager più preparati che abbia mai conosciuto durante la mia carriera.

Parliamo di un ragazzo sui 40 anni, indiscutibilmente intelligente, studi economici alle spalle, grandi esperienze in campo alberghiero e voglia costante di continuare a formarsi.

È il classico personaggio che conosce ogni dettaglio della struttura che dirige ed é in grado di valutare, in maniera analitica, tutti gli indici di performance e individuare i margini di crescita.

Revpar, ADR, pick-up, % di conversione, lead-cost, lifetime value, NON HANNO segreti per lui.

Limitandoci a queste info, sembra l’identikit del profilo ideale.

Senza fare nomi, vi aggiungo che nel suo recente passato ha avuto un ruolo centrale in un importante hotel di catena internazionale e ha deciso di cambiare perché si sentiva “oppresso” da restrizioni che considerava troppo limitanti.

Da qui la scelta di un hotel indipendente, oggettivamente meno prestigioso, ma con un grande potenziale da sviluppare.

La benzina che lo fa alzare dal letto al mattino in questo periodo é la VOGLIA di RIVALSA.

Cioè il desidero, bisogno, ossessione di dimostrare AL MONDO le sue capacità, nel minor tempo possibile, senza scendere a COMPROMESSI.

E i risultati dei primi 6 mesi sono oggettivamente CLAMOROSI.

Pronti via + 20% su uno storico di tutto rispetto.

Ma non è tutto.

Perché le proiezioni future sono addirittura migliori e i numeri sono TUTTI dalla sua parte.

Ma c’è un però.

Anche i revenue manager dormono

Oggi vi parlo di software.

Cosa che faccio raramente.

Lo faccio perchè nelle ultime settimane più volte sono stato tirato in mezzo alla diatriba tra strumenti e strategie.

Tra software e revenue manager.

Tra macchina e persona.

Ora, per quanto io mi occupi di software gestionali per l’hotel da oltre 10 anni e abbia di conseguenza una certa conoscenza in materia, vi svelo come la penso.

Nel mio mondo tra macchina e persona vince SEMPRE la persona.

Sempre.

Nel senso che i computer e i software in particolare, sono eccezionali elaboratori di dati ed elaborano i dati meglio di qualunque individuo.

Ma, c’è un però.

Infatti, per quanto i computer siano in grado di elaborare i dati meglio di qualunque individuo, sono sempre le persone a decidere quali dati elaborare e COME elaborarli.

In compenso il bello dei software è che creano sistemi automatici.

Perchè non si stancano, non si ammalano, non litigano con il compagno/compagna, non vanno motivati.

Ora, per scendere nello specifico argomento di oggi, parliamo dei software revenue.

Negli ultimi mesi sono stati pubblicati diversi tool che automatizzano l’applicazione di determinate tariffe al verificarsi di determinate condizioni (% occupazione, numero di camere vendute contemporaneamente, pick-up)

Ora la domanda delle domande.

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